A Collection of Stories…Life Stories.

Have you ever stopped to think about your collection of stories?   That rich and diverse stock of narratives that exist, say, in the clothes you have worn.  Indeed, our wardrobes absorb all our experiences — they carry our perfume, and they trail our life journey, uninterrupted.  Ah, if only we could capture the stockpile of accounts, just imagine the journal filled to the brim with emotion, sadness, happiness, thrills, and the many lessons learned along the way.

Leather Jacket, London, Circa 1970s Photo Credit TIC Co-founder Myriam Altieri Haslinger

The trigger for this nostalgia was a recent podcast on National Public Radio (NPR) here in the United States. Entitled “Worn Stories” …exploring who we are through what we wear…it is based on a book by Emily Spivack that is now a series on Netflix. 

I never really thought about the wardrobe being an archive of personal experiences.  And yet, just recently while looking inside the wardrobe and dreading the task of the seasonal changeover, thoughts began to turn and race ahead.  A rollercoaster of emotions flooded my core and in nanoseconds I harkened back decades, to the 1970s, the 1980s, 1990s to present day.    

Skirt Applique 1970s Photo Myriam Altieri Haslinger

The pink satin dress that hangs so pretty, hardly worn, reminds me of my time living in Australia, when penniless, but with lots of dreams. I saved to buy a dress that to this day I love.  Not only is it made with care but conceived through the effort and sacrifices that went into buying it. In our current mood of instant gratification, the satisfaction from working hard to be rewarded by something so special really adds to the value.

Personal Collection, Pink Dress. Photo Credit Myriam Altieri Haslinger

Similarly, a leather suit that came all the way from London – unique in the applique on the skirt and the jacket.  The skirt helped launch me into the advertising industry!  During my school holidays I worked in a boutique called House of Tarvydas, which was super chic, very avant-garde with Ruth Tarvydas at the helm; an early Goth-inspired designer who didn’t just design clothes. She pushed sartorial boundaries, designing garments far removed from safe and classic.  

Turnstile, a relic of the past, but not forgotten. Photo by Luana de Marco for Unsplash

It was the 1970s, a time of new music, experiments abounded, thinking outside the box was almost expected; it was a time for going against the norms and mores of society.  Perhaps a little like a “rebel without a cause,” Ruth’s way of being intrigued me too, and along the way I learnt something about myself.  I really loved the idea of fashion, I wanted to stand out in the crowd, I feared not the aghast looks of bystanders or criticism from friends and family.  Defiant, not to my detriment; rather a defiance that served to help me become my own person and love who I was becoming.

Brocade Skirt 1970s. Bracelet TIC Private Label Photo Cristina Ghisolfi

Cristina too, living in stylish Milan, has oodles of stories to share.  One such story goes back to the 1970s, and a skirt by Valentino made from a gorgeous dark green and black brocade.  A gift from her father, Cristina donned it for the first time at a party. Cristina says, “I remember all of us dancing to the Frank Sinatra’s ‘Fly Me to The Moon.’

Mythical Shorts 1970s Pendant Ornella Bijoux Photo Cristina Ghisolfi

Then there were my mythical shorts in colour “savanna” bought from a petite boutique “Cose” along the super elegant Via Della Spiga….

It was 1978, it was the beginning of “Milano da Bere”.  I was a young girl and preparing for my first trip to the United States, a dream come true.  I was beyond excitement. The Big Apple, singing “Miss you”, Boston, the Cape…Nantucket…bursting with energy!!!

Collection of Stories Photo by Amos Bar Zeev for Unsplash

To this day, whenever I wear these enduring pieces, I relive those sensations. I show off my gorgeous skirt, playing her down with a woollen cardigan and a pair of boots. I enrich the sporty look of my shorts with cool bijoux and a bag made by hand. I give these pieces a brand-new feel, an updated look with truly timeless pieces.  Ahh, but if these pieces could speak, they would tell the story of adventure; my life’s adventures”. 

And so there you have it, stories of yesteryear enshrined in our wardrobes. Rather super idea, don’t you think?   Do you have stories in your collections?  Tell us about them.  We would love to hear from you.

With love,

Myriam and Cristina

Una collezione di storie – storie della vita…

Vi è mai capitato di ricordare frammenti di vita passata – la vostra collezione di storie, facendo scorrere abiti che avete indossato in momenti particolari? Il nostro guardaroba è intriso di tutte le nostre esperienze, profuma di quelle cose che ci seguono nel viaggio della nostra vita,.senza mai fermarsi. Ah, se solo potessimo catturare in un “diario” le emozioni, le tristezze, la felicità, i brividi e le molte lezioni apprese lungo la strada.

Lo spunto di questa riflessione che vi proponiamo nel nostro blog, nasce dal recente “Worn stories” – trasmessa da National Public Radio (NPR) negli Stati Uniti. Basata sul libro di Emily Spivack, ora anche su Netflix, invita ad esplorare chi siamo attraverso ciò che indossiamo…

Non avevo mai pensato al guardaroba come un archivio di esperienze personali. Eppure proprio in questi giorni, guardando nell’armadio in vista del tanto temuto cambio di stagione, i pensieri hanno cominciato a scorrere. Come su un ottovolante di emozioni, in un nanosecondo sono tornata indietro di decenni, agli anni ’70, ’80, ’90 per poi fermarmi ai giorni nostri. 

L’abito di raso rosa così carino, indossato pochissimo, mi ricorda il tempo in cui vivevo in Australia. Non avevo un soldo e tra i tanti sogni nel cassetto c’era quell’abito. Me lo sono comprato con il primo lavoretto e continuo ad amarlo alla follia. Certo, è fatto molto bene e con cura, ma ciò che più conta per me ancora oggi è lo sforzo che avevo fatto per acquistarlo, uno sforzo ricompensato da qualcosa a cui tenevo molto. Ecco, questo è il vero valore aggiunto che rende qualcosa veramente speciale, soprattutto nell’era che stiamo vivendo dove la gratificazione è facile ed immediata. Non è forse vero? 

Stessa cosa vale per un tailleur in pelle, arrivato da Londra fino qui. Unico per quel tipo di applicazione sulla gonna e sulla giacca. Durante le vacanze scolastiche lavoravo per una boutique, House of Tarvydas, super chic e molto all’avanguardia. Ruth Tarvydas al comando, era una delle prime stiliste (non solo di abiti) di ispirazione gotica che aveva spinto il sartoriale ben oltre i confini del classico.     

Erano gli anni ’70, l’epoca della musica nuova, in cui abbondavano le sperimentazioni.  Era quasi scontato vivere fuori dagli schemi, contro le norme ed i costumi della società. Forse ero una “ribelle senza causa”, ma la personalità di rottura di Ruth mi intrigava e strada facendo ho scoperto qualcosa di me che non avrei mai immaginato. Amavo l’idea della moda come espressione della mia personalità, volevo distinguermi tra la folla, non temevo gli sguardi inorriditi della gente o le critiche di amici e familiari. Più che ribellione era una sfida che mi ha aiutata ad essere me stessa e soprattutto ad amare ciò che stavo diventando. 

Anche Cristina, che vive a Milano condivide con noi alcuni frammenti di storie della sua “raccolta” << Torniamo per un attimo agli anni ’80…una gonna di Valentino in un prezioso taffeta broccato, verde scuro e nero. Un regalo di mio papa che ho indossato per la prima volta a una festa del Rotary Club. Ricordo che ballavamo sulle note di “Fly me to the moon”. E cosa dire dei mitici shorts color Savana acquistati nel negozietto Cose di via Spiga a Milano? Era il ’78, gli inizi della “Milano da bere”, ero una ragazzina che partiva per la sua meta tanto sognata, gli States! The Big Apple..cantando Miss You, Boston, il Cape…Nantucket…Quanta energia!!!  

Ancora quando indosso questi due capi rivivo quelle sensazioni…Sdrammatizzo la gonna con un maglione e un paio di stivali e impreziosisco il look sportivo degli shorts con dei bijoux e una borsa fatta a mano…e tutto appare nuovo. Ma se i miei abiti potessero parlare, racconterebbero le avventure di una vita, la mia.>>  

Anche voi avete storie del passato custodite negli armadi? Raccontatecele, siamo molto curiose.  

Con amore,

Cristina e Myriam

 

 

 

 

 

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